Requiem per incastri. Parole sconnesse, scoscese, scomposte.

Di giorni ambrati e di cubi di rubik che non si finiscono mai.

Ri-ordini.

Che poi a doversela inventare una felicità forse c’è anche più gusto.
Solo poi bisogna crederci. All’invenzione e all’inventore.

Di modalità inespresse e di supermercati dove non vendono i sentimenti. (da supercose, perdire, il reparto bio non ha le zuppe di legumi e le gallette di mais sono quelle alte, spesse, che sembrano polistirolo sparso la mattina di natale)

Servirebbero cartoni d’amore a lunga conservazione.

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24 risposte a “Ri-ordini.

  1. rideafa 4 dicembre 2011 alle 17:21

    servirebbero, già.
    oppure cartoni parzialmente scremati: da quello che ogni volta potrebbe o dovrebbe essere, se solo. e invece.

  2. ipsediggy 4 dicembre 2011 alle 17:21

    inventarsela per credervici, temo duri poco.
    a meno che chi lo faccia per lungo tempo, o addirittura tutta la vita, oltre che molto convinto, non sia completamente falso ed ipocrita.

    le gallette di mais schiacciato spaccano e s’incastrano trai denti. inopportune.
    meglio quelle di riso, che fan sorriso. per lo meno nella rima.
    però quelle buone, anche se di polistirolo, le trovi solo in un posto segreto.

  3. ninatestaingiu 5 dicembre 2011 alle 17:21

    si, buona idea…. meglio parzialmente scremati…dal resto che ..ma invece poi.

    forse..inventarsela per crederci e farla divenatre reale credendoci.
    inventarsela come dire costruirsila, cercare modi e modalità per esserlo..felici. Che poi, per dire, lo si è quando?..solite pippe a risposta zera e impatto poco emo-sostenibile.

    le gallette di mais sono buone quell sottiline tutte scrocchierelle …che no, mica si incastrano…devo chiederlo ai molari..dove sta il posto segretino??

    i

  4. urbanvelvets 5 dicembre 2011 alle 17:21

    magari la felicità non si inventa… la si trova, anzi è lei che trova te…

    • ninatestaingiu 5 dicembre 2011 alle 17:21

      magari si..
      e magari ..no. devi cercartela..
      non so urban, non so se credere alla storia del “bello” che ti viene a chiamare, ti prende manomanina e ti solletica i desideri e le proiezioni future come velluto morbido al profumo di cedro..
      però magari si..e allora allarghiamo le braccia e aspettiamo di stringere forte..forte..

      • urbanvelvets 5 dicembre 2011 alle 17:21

        magari ai tuoi desideri ci devi pensare tu… Così è più facile riconoscerli quando te li trovi davanti…

        Hai uno stile di scrittura che mi è quasi familiare…

  5. iggy 5 dicembre 2011 alle 17:21

    queste sono squisite, ma non bio:
    http://www.altromercato.it/it/prodotti/ALI/A06/160/577/000301
    e le trovi in bottega.

    le gallette polistiroliche macrobiotiche di riso, invece, le trovi al mercatino bio che c’è sabato mattina all’arci métissage (milano – isola). le vende massimiliano insieme al suo pane, focacce, legumi ed altre squisitezze.
    paolo invece ha l’ortofrutta bio (orto sua e frutta commercializzata), milly fa dei dolci che spaccano mentre carmine vende le conserve (bio) ed i sottoli della cascina nibai.
    fossi in te, per questa dritta, mi sentirei in debito con me.

    • ninaatestaingiu 5 dicembre 2011 alle 17:21

      si ma iggy, devo migrare in quel di milano da quel di roma. Che poi lo faccio anche, quindi si.
      E cazzo se mi sento in debito. Certo, dovrei girare per milano cercando i dolci di milly e le conserve galattiche di carmine..dici che riesco?
      ma si, sono ufficialmente in debito.
      Ok. Quando salgo su ti regalo una sciarpa fatta da me (calcola che non le faccio per tutti è sia chiaro)

  6. rebusrebus 5 dicembre 2011 alle 17:21

    Forse l’invenzione è solo lasciare tutto aperto, lasciare entrare aria fresca, rumori, sentire l’odore di ogni cosa, aprire le porte e le finestre di casa, qualche lembo di felicità forse resta dentro senza costrizione.

  7. ninaatestaingiu 5 dicembre 2011 alle 17:21

    ma certo che ci penso io ai miei desideri

    quasi familiare… e vedi che peso ha quel quasi così capisci per cosa ti sembro familiare..

    🙂

  8. urbanvelvets 5 dicembre 2011 alle 17:21

    Ah quindi mi confermi che mi sei familiare?!

  9. ipsediggy 5 dicembre 2011 alle 17:21

    è che io mi credevo ch’eri una polentona dei nostri! aahahahaha
    (manco calderoli sarebbe stato capace di esprimersi peggio)

  10. bahameen 7 dicembre 2011 alle 17:21

    se vuoi vengo con te a fare la spesa…

  11. parolesenzasuono 13 gennaio 2012 alle 17:21

    leggevo in un testo bellissimo che “ognuno sceglie come deragliare” (dalla vita)—

    anche la felicità, al pari della depressione è, da un certo punto di vista un diversivo—

    in effetti siamo noi ad inventarla ed alimentarla, sempre—

  12. ninA 14 gennaio 2012 alle 17:21

    la felicità come diversivo..
    si, lo credo anche io sai. A volte credo prorpio sia così. Soprattutto quando ci si convice di qualcosa..
    del suo bene per noi. E quante volte lo facciamo!! ma ovviamente nessuno lo dice. E’ infinitamente più comodo. E la scomodità, anche nei sentimenti, non piace a nessuno.

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