Requiem per incastri. Parole sconnesse, scoscese, scomposte.

Di giorni ambrati e di cubi di rubik che non si finiscono mai.

Sotto gli occhi, piccoli nei.

La barba mi sa di casa. Mi sa di caldo di qualcosa che contiene. Protegge. Quando da bambina leggevo storie di ritorni il simbolo che ne disegnava il percorso, la lunghezza del viaggio, era la barba. La visione di un uomo stanco con gli occhi colmi di immagini e il cuore saturo di mancanze.  La barba mi raccontava del punto di incontro fra la dimensione della lontananza e quella dell’attesa. Uno spazio rarefatto dove i due universi chiudevano fuori tutto il resto. Li rimaneva solo quello che dell’uno l’altro aspettava. Così immaginavo il passo veloce dell’entusiasmo di chi resta, lo stupore, la timidezza di un desiderio a lungo appoggiato, li, dove lo vedi con difficoltà nello scorrere del giorno, nelle accortezze delle cose da fare, nell’affanno di quelle cui rinunciare, ma che non cede mai il passo al dimenticare. A quello che era senza quello che è stato. Il ritorno.

Ti aspettavo tutte le sere come si aspetta un papà. Giocando su un tappeto e sfuggendo a un rimporvero. Una sera poi, ho smesso di farlo. Il tappetto era diventato un luogo senza appigli e tu non ti affiacciavi più.

Senza ricordare i piccoli anni che si contano su una mano sola, qualcuno urlò brusco di uscire dalla cesta dei giochi dove mi nascondevo quando percepivo che qualcosa non andava. Sono uscita e le luci erano spente. Il vestito della mamma era sbiadito e i capelli delle mie sorelle diversi. Anche la mia faccia era diversa, le ginocchia non si sbucciavano più negli scivoloni sul marmo lucido del salone e il parquet del corridoio aveva smesso di scricchiolare. Tutto era in silenzio. Estraniante attesa nel chiasso di una strana festa dove ognuno mi era improvvisamente estraneo.  Anche la vicina mi sembrava sconosciuta.  E anche la cesta dei giochi non era più la stessa. La mia voce era cambiata e i miei occhi non ti trovavano più. Eri fra le ciglia, umide e scure. Impigliato in un nodo che stringe e non molla. Nascosto da quel velluto bagnato e imprigionato li. Fuori da me.

Fra le mani stringevo un topolino dalle orecchie giganti che amavo fedele da quando avevo avuto gli orecchioni. Che storia quegli orecchini li papà. Il lettone era caldo e la luce del comodino mi ricordava i racconti di Poe. Tu ti alzavi e andavi in bagno, poi tornavi e dopo avermi messo le gocce calde nell’orecchio mi posavi piano la tua mano grande li dove mi faceva male. Il topolino era di spugna e aveva una tutina celeste. Gli stringevo la zampa e ci strusciavo su il dito liscio. Era un po ruvido e quel contrasto mi rilassava.

Rarefatto. Di nuovo. Ancora. Lontananza e attesa.

La gente parlava, qualcuno perfino rideva e mangiava qualcosa. Mia madre aveva un vestito bellissimo ma era triste. Bellissima e triste. Ma come sempre educata e all’altezza. “Composte bambine, composte”. Che io composta papà non lo sono mai stata e nessuno infatti ci ha mai creduto alla storia del vestitino blu e delle calze bianche al ginocchio. Che io tendevo sempre li dove mi veniva detto “no!” Infatti papà, e non ti arrabbiare poi che ho disubbidito alla nonna che mi cercava e  mi voleva sistemare il vestitino, io in tutta quella gente, alla quale dal mio nascondiglio vedevo solo le gambe, cercavo un po’ ebete la tua faccia, sperando che, chissà, a un tratto saresti entrato dalla porta grande del salone e avresti fatto smettere quell’assurda macabra teatralità a mezz’asta. Persone fatte solo di gambe, voci senza busto, senza facce, perchè di faccia io, da li, volevo vedere solo la tua. E se vessi avuto la barba, papà, magari un giorno poi saresti tornato, il tappeto sarebbe stato ancora quello dei giochi e la mamma avrebbe smesso di essere educata.

Santè…

(ti ricordi mica se il destro è più grande?..il mio si, per dire..)

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19 risposte a “Sotto gli occhi, piccoli nei.

  1. rideafa. 11 dicembre 2011 alle 17:21

    io pure, dentro di me, per motivi che forse non sono i tuoi chè ognuno ci ha i suoi tagli e lo stucco non è mica detto che sia intercambiabile anzi non lo è mai e poi si spacca ogni due anni e mezzo il mio và cambiato ed è un lavoro chirugico di contenimento e mai mai che mi sia venuto decente, dicevo, io pure, chè poi apro discorsi incidentali e ci inciampo da sola chè mi pare che se allungo la strada non ci arrivo mai a fondo più a fondo a suturarmi i tagli oltre lo stucco ci vorrebbe calma e pure del balsamo ma dove lo trovo mai ci sono riuscita, dicevo io pure mi sembra che, se mi volto indietro, le mie mani erano le mani di una piccola penelope e pure gli occhi erano occhi di una piccola penelope e pure le intenzioni erano intenzioni di una piccola penelope. ancora oggi, qualche volte, mi scopro che ci ho le mani di una penelope cresciuta, e pure gli occhi di una penelope invecchiata, e pure le intenzioni di una penelope defraudata. da chi. mi domando da chi. ma alla fine questa rimane una domanda che copro con dello stucco.

  2. bahameen 11 dicembre 2011 alle 17:21

    sei un essere speciale…te l’ha detto mai nessuno?
    p.s ho pianto dalla prima all’ultima riga.

  3. ninAtestaingiu 12 dicembre 2011 alle 17:21

    io su di questo postino qui..non ci ho le parole. Giuste. Insomma.

    mi sono anche pentita di averlo scritto. Che mica volevo scriverlo, era notte poi ma avevo un magone da tutto il giorno e sapevo perchè ma facevo la vaga ho pulito tutta casa scolngelato il frigo, fattostudiare tutto la digestione a mia nipote che alla fine sapeva pure alla perfezione tutta la distinzione fra crasso e tenue e ho letto e ho costruito una tela che secondo me poteva venire meglio ma vabbè, poi ho cucinato per mia madre che le trasferte da mia madre sono così, io cucino e lei rompe i coglioni però c’era il camino acceso le lucine e casa mia. la mia mansarda le foto e le castagne. e Poi di nuovo il frigo vuoto che quando si è in tanti io sbaglio sempre cucino tutto poi il giorno dopo sto di nuovo senza niente e allora ho capito che non dovevo fare finta, mi sono contata i nei sotto le ciglia e smesso di fare finta, per un po.
    Sare, piccola penelope cresciuta..è molto bello..e no, lo stucco hainoi nno si può intercambiare e nemmeno le modalità di spalmarlo.e la consitenza è sempre diversa poi, io per dire quello che avrei dovuto usare ieri non potrebbe mai essere quello che userò.
    e se fossi speciale, invece, amica bahamen
    avrei smesso di aspettare alla veneranda età che tengo e troppo spesso contengo.

    grazie del tempo.

  4. ninAtestaingiu 12 dicembre 2011 alle 17:21

    ma poi la mia disgrafia che volutamente cerco din no corregere perchè è mia e poi nno rileggo una sega se nno dopo che tanto qui mica che devo fare la bella figura, mi ha fatto scrivere tappetto ripetutamente al posto di tappeto..che cosa curiosetta.
    vedi, il tapppo.
    bah..

  5. urbanvelvets 13 dicembre 2011 alle 17:21

    Mi emozioni sempre. Il tuo babbo ha fatto un buon lavoro, direi.
    Eppoi tu fai una gran bella figura te lo dico io…

  6. ninAtestaingiu 14 dicembre 2011 alle 17:21

    o urban..
    sei sempre un tesorino tu..

    il mio babbo era un fico. Pieno do talenti..magari ad averne qualcuno…. 😦

    I neini, quelli si, quelli li ho presi da lui..
    Bacino…

  7. iggy 14 dicembre 2011 alle 17:21

    che bella trasparenza mnemonica.. ti si riesce a legger dentro.
    nonostante la disgrafia, intendo.

  8. mitedora 15 dicembre 2011 alle 17:21

    Bellissimo l’incipit e poi tutto il resto, di conseguenza. La barba come misura temporale, l’infanzia, l’assenza. Nulla di stucchevole, tutto assai vero, di una verità “ crudele “ e lucida. Che dire? Consola sapere di tanta bellezza. Grazie. Dora.

  9. ninAtestaingiu 15 dicembre 2011 alle 17:21

    o..
    grazie gente…
    mano sul cuore, mi inchino, lusingata e onorata…
    Sone felice mi abbiate compresa, nella vita di tutti igiorni mi viene spesso detto il contrario…curioso, eppure li abbiamo moti più mezzi per mostrarci, disegnarci. farci intendere…

    *urban, che bello telento emotivo!! esiste? bo, però mi piace moltissimo…
    *Iggy, la disgrafia è un macello..lo so…ma se ci penso un po, è proprio cosa mia..si…. e poi con l’età peggiora..èh che devi fa… 🙂
    *Dora, ti ringrazio tantissimo, insomma, queste tue parole mi imbarazzano anche..sono per me?? sono splendide…
    Questa è bellezza. Vera. Si.

    • iggy 15 dicembre 2011 alle 17:21

      checce devi fà?? io? no, tu..te devi da rileggerte!-D

      • ninAtestaingiu 15 dicembre 2011 alle 17:21

        ma che devo fa?!
        sono così!! insomma..io scrivo di getto e non rileggo nulla..come si può evincere..appunto.
        Va così…
        voi sarete così magnanimi da sopportare codesta mia sciocca particolarità..
        dal vivo, per dire, invece non accade..in quel caso ne accadono altre di disgrafie..

        ao ma perchè nno va bene?!?e namo iggy…sii buonino…
        😉

  10. bahameen 15 dicembre 2011 alle 17:21

    senti tesora, basta essere umili, sii fiera di te, della tua testa e del tuo cuore, te l’ho detto tante volte se gli altri non comprendono sono idioti…non ti omologare a loro…un bacio
    p.s mi mancano i privati, ma perchè questo wordpress è bruttino????????

  11. ninAtestaingiu 15 dicembre 2011 alle 17:21

    ahaha
    bruttino fa molto ridere. Si.
    Si può sempre usare la mail di riferimento del blog. No?

    bacino mon ami..

  12. Topper 19 dicembre 2011 alle 17:21

    Io non so commentare un post così intenso. Nemmeno ora che ho la barba.
    Ti abbraccio però.

  13. ninA 19 dicembre 2011 alle 17:21

    l’hai appena fatto topper.
    L’abbraccio me le prendo tutto, però.

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