Requiem per incastri. Parole sconnesse, scoscese, scomposte.

Di giorni ambrati e di cubi di rubik che non si finiscono mai.

Di lune a cavalcioni e ragioni a metà.

Giorni distratti. Fatti di tutto e soprattutto di niente. Ti bastavano quei giorni? Mi manchi, sai. Cantavamo “ho visto Nina volare” e urlavamo di disegni mai colorati.

Mi passi il verde prato? Era al monticchio, così lo chiamavi, un mare di spighe e stagioni infinite. Sudati e abbronzati. Felici. Felici di quella felicità che non basta mai, sfregata in punta di vita a consumarla tutta, tra segreti a bassa voce e dislessiche confessioni.  Dove vai senza di me!?! Paure sbiascicate e mani da sciogliere. Mi hai creduta? Memorie, saluti. Anacronistici incontri e milioni di parole. Quante parole? Quante, èh? Della visonaria malinconia del polpo, per dire, ne vorrei parlare con te. Anzi, credo ne farò uno scritto illustrato. Perchè..che bello e poetico è un esserino che sputa perle di inchiostro e ha mille braccia per potersi abbracciare anche da solo?

Stringimi piano. L’erba era bagnata e mi solleticava le caviglie. Starnutivi e ti toccavi il naso. I grilli incorniciavano storie di un tempo passato e il nero odorava il pacchetto di marlboro morbide che si spargevano curiose in quella mia inutile borsa di tela. Abbiamo promesso. Promesso con la mano. Domani poi, che ne so, vediamo.

Oggi però prendiamo ancora la rincorsa, e magari mica per andare lontano, no, ma già se riusciamo a sentire il vento sulla faccia allora fidati, può andare bene. Il tempo ribelle…amico mio, lascialo. Siamo vecchi, facciamo la differenza. Io sto qui  e il ritardo non mi spaventa più.

Tra il giallo delle spighe, ora, qualcuno ti chiama forte papà.

(che poi io alla storia sgangherata sugli ufo non ci ho mai creduto…facevo finta, così tu raccontavi il cielo e io dormivo un po..)

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16 risposte a “Di lune a cavalcioni e ragioni a metà.

  1. mitedora 11 gennaio 2012 alle 17:21

    è una sceneggiatura del ricordo, delicata, scritta sul vetro. trasparente, tagliente. bellissima

    • ninA 11 gennaio 2012 alle 17:21

      si Dora, sceneggiatura del ricordo mi piace molto….
      e sapessi come e quanto erano trasparenti quei giorni….
      caleidoscopio. Mutevoli. luminiscenti.
      Grazie come sempre per le tue eleganti parole…

  2. rideafa. 11 gennaio 2012 alle 17:21

    di confessioni dislessiche: allora a leggerci dentro non siamo mai così bravi, chè interpretiamo còse, còse che sono contorte ogni volta che poi prendono forma fuori dalla nostra bocca. e invece dentro, più a fondo, lasciate lì sopite, in silenzio, erano la còsa più naturale di questa vita e di un’altra.

    io, Nina, per come ho capito io le inutili ricerche di passato e presente e pure la voglia incontrollabile di leggere dai fondi delle tazzine di caffè, io penso che capirsi a vicenda sia una cosa quasi sopravvalutata. ti prendo e ti porto via, così, che significa capire. si cerca di capire qualcosa che si vorrebbe padroneggiare. leggo le istruzioni della macchina fotografica, per dire, così ne scopro i segreti e riesco ad addomesticarla, a interferire colla mia volontà sulla messa a fuoco.

    non so se è chiaro quello che ho detto, forse nemmeno c’entra niente, ma agli ufo raccontati per spiegare la vastità sopra la mia testa e spazi siderali che non abiteremo mai, boh io non è che ci credo tanto.

    • nina 11 gennaio 2012 alle 17:21

      Oh sare..
      le inutili ricerche ultimemente mi sembrano più utili di tante discussioni concrete che poi di concreto hanno solo l’amaro che ti lasciano sul fondo…della bocca e dei pensieri. E nello stomaco..contorto in rilfessioni che tanto, a volte, devono rimanere tali. Cioè. Riflessioni. Non necessariamnete da fare capire. da pretendere di far capire.
      Io ancora però non ci rinuncio e ci casco e cerco sempre di essere capita..ascoltata. Ma lo so…mica si può sempre..
      Ti prendo e ti porto via, è una cosa bellissima. da sentire. E quanto mi rode che Ammaniti lo
      abbia usato come titolo. Una cosa così. Rassicuramnte fino al midollo. Potrebbe mai essere davvero così tanto vera?……

      Che agli ufo non ci credo nemmeno io poi. Però mi addomesticava il sonno e l’erba era fresca e il cielo parlante.

  3. rideafa. 11 gennaio 2012 alle 17:21

    mi ci eri mancata nì.
    che io ora oggi sono in uno stato di irrequietezza e pure un pò d’ansietta. che va be. vai a capire l’arte dell’evaporazione.
    chissà se esiste.

    che dici, esisti. ci ho tanto mal di gola. il latte col miele funziona. nollosò. mi piace poco il latte.

  4. nina 11 gennaio 2012 alle 17:21

    sare, che carina sei? Ma infatti.
    Una volta ti farò una torta di quelle che mangio io senza questo quello e quell’altro pure. Ma che ti dico sono buonissime.
    Io quando sto così comunque, cioè tipo un giorno si e l’altro magari no, ma quasi, faccio training autogeno. che mi sembrava una stronzata a suo tempo quando lo imparai per un motivo assurdo che forse ho rimosso per vergogna con me stessa ma infatti nno lo dico..
    e insomma aiuta. Oppure mi faccio la tisana e accendo l’incendo quello di saibbaba però, quello con la scatolina bianca blu e rossa..presente no? ecco. che è l’unico buono che gli altri mi stomacano. Ovviamente sono tutte stronzate, io quando sto così, sto così. Gurado fuori e mi incastro. Appunto.
    E l’arte della evaporazione è roba increibile. sare, io, secondo me, però esiste.
    Un giorno evaporeremo..splendidamente. Si.

    Io non bevo latte. Non mi è mai piaciuto e infatti mi fa stare male. Però con il miele dice funziona. Insisti.

  5. parolesenzasuono 11 gennaio 2012 alle 17:21

    bello guardarsi indietro accettando che il passato sia ormai lontano
    senza credere alla resurrezione emozionale in nome dei “vecchi tempi”
    ed affrontare il presente trovandosi diversi ma mantenendo in sè qualcosa del noi di decenni prima

  6. rebusrebus 12 gennaio 2012 alle 17:21

    Il tempo ribelle non è per vecchi? Chiosa, o quella prima forse, triste.

  7. nina 12 gennaio 2012 alle 17:21

    io però mica lo so se l ho veramente accettato..nel senso..è chiaro che è passato ma..
    mi manca tanto e quindi forse..ogni tanto penso di avreci lasdciato troppo. Quel troppo che non puoi recuperare se non rimanendo sempre un pochino li…
    Eppoi io qualcosa di decenni prima cell’ho sempre. Qualcosa per nno dire di più. La disgrafia per dire aumenta ma quello in effetti è un altro problema..

    ma, vedi rebus, il tempo ribelle è per tutti. Oserei dire che non lo si deve abbandonare mai. Però..poi dipende di cosa parliamo. In quel ribelle ci sono milioni di cose..che riguardano la soria di questo uomo di cui parlo. Che riguardano fatti, eventi, che nno nomino. Quel tempo ribelle è finito ed è giusto che lo si lasci…
    Ce ne sarà altro, ribelle, ma diverso. A cui ofrse si darà altro nome..
    ma i nomi sono poco importanti, a volte.

    • rebusrebus 12 gennaio 2012 alle 17:21

      A volte sì, sono poco importanti come, a volte, è inderogabile definirle le cose, non nel senso di dare una definizione estesa, di chiamarle con il nome giusto, magari non ce n’è uno solo, e in quel caso? Quale quella giusta? Magari hai ragione, i nomi sono poco importanti ma anche no, dipende. Il tempo ribelle è bello sempre, il ribelle perfetto per il tempo che vivi.

  8. nina 12 gennaio 2012 alle 17:21

    esatto…
    come quando uno ti chiede, che ne so, rispetto agli anni che hai se sono pochi o troppi..ti è mai capitato? bè io rispondo sempre che sono quelli giusti. Insomma…
    Ogni tempo ha il suo ribelle…
    Il ribelle dei 17 anni dei venti..non sarà il ribelle dei trenta dei quaranta e oltre insomma….
    ma può essere altetrettanto incazzato e sconvolgente e costruttivo e distruttivo e felice e amaro e dolce e tutto quello che è la vita, sempre. Io comuqnue non so definire le cose.
    Io le vivo tutte ma le definisco mai. sarà mica quello il mio problema?…

    • rebusrebus 12 gennaio 2012 alle 17:21

      Eh, bel domandone senza risposta. A me è servito, a volte. Hai un guazzabuglio inestricabile e, puff, trovi la parolina giusta che rende tutto chiaro, che non è che sia necessaria tutta sta chiarezza sempre ma sì, a volte può.esserlo.

  9. nina 12 gennaio 2012 alle 17:21

    èh..
    ma infatti è quello il punto….quel puff di quando trovi la parolina giusta..secondo mi mi incasina ancora di più. Insomma mi distrae. Ecco rebus, io sono la persona più distratta del pianeta.
    A volte mi dimentico di me..persino..pensa..

    Si che serve la chiarezza. Forse lo sto imparando proprio ora..nel senso, io sono chiara nei dire cioche sento io …mi perdo n’attimo nella dfinizione delle situazioni. Forse li mi piace l’indefinito. Anzi, mi piaceva. Si. Ora sto imparando.
    meglio tardi che mai, direi. Anche.

    • rebusrebus 23 gennaio 2012 alle 17:21

      Il puff mi sa che è una cosa da maghi (o illusionisti?)… la chiarezza serve ma che bella la fumosità che ti tira dentro, quella in cui non vedi una cippa eppure vuoi essere lì, indefinitoinnominantoincasinato. Poi mi sa che stai diventando vecchia che è il modo brutto di dire che si sta crescendo? Boh.

  10. FrancesGlass 24 gennaio 2012 alle 17:21

    Ho sempre creduto che la rincorsa non serva per andare lontano, ma per mettere a fuoco ciò che abbiamo vicino.
    E del resto non scrivo, non dico niente, perché il pensiero di incontri, saluti, milioni di parole e di spighe, mi trafigge già lo sterno.

  11. nina 24 gennaio 2012 alle 17:21

    si rebus..da illusionisti.
    Di illusioni a perdere…
    la fumosità la conosco bene e mi ci oriento anche al buio..da sola, senza lucetta..
    sto cercando di imparare l’arte della chiarezza, quella delle carte sul tavolo e delle tasche vuote. Senza sorprese o conigli dal cilindro. Quella, io sono così, non so essere diversa. Ti vengo incontro, certo, ma con quello che ho e che impariamo insieme.
    Non che no lo facessi prima..però…ci si nasconde spesso senza neanche accorgersene.
    Sto crescendo, si. Credo si cresca sempre. Anche da grandi.
    Il “siamo vecchi” è “siamo grandi, ricordiamocelo, a volte. Mica sempre…”

    FrancesG,
    è molto bella questa cosa della rincorsa per mettere a fuoco ciò che abbiamo vicino..è romantica ma disincantata. Mi piace.
    🙂

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