Requiem per incastri. Parole sconnesse, scoscese, scomposte.

Di giorni ambrati e di cubi di rubik che non si finiscono mai.

Pellicola.

poi accade che una persona inutile mi faccia sentire una stronza e allora cosa cazzo ho imparato io se poi mi basta così poco per sentirmi più insignificante di una briciola di sesamo sulla tovaglia verde di plastica del mare, mentre G saltava la corda O si dipingeva le unghie C aspettava chi la venisse a prendere e io stavo seduta sulla panca di legno a sentirmi piccola e invisibile.

Un giorno su quella stessa panca avrei deciso di andare in Argentina, guardato Blow up e baciato M.

E’ sempre tutto contorto. Pare. Nei tempi, nei modi e nel modo di mischiarli a me.

(la prima volta che ho visto blow up era durante l’occupazione.

B aveva degli occhiali giganteschi con la montatura ’70, M la guardava rapito,

e io guardavo il film con un bambulè viola.

Pensavo a Cortazar, alle bave del diavolo

e a come fosse assurda e attraente la spontaneità

con cui nelle milonghe di buenos aires tutti a un certo punto abbandonassero la qualsiasi per ballare il tango,

anche con le superga, per dire. Che ne so. )

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2 risposte a “Pellicola.

  1. parolesenzasuono 2 marzo 2012 alle 17:21

    una volta tolto il kitch alle situazione, cosa resta?

    quella panchina di allora, forse?

  2. nina 2 marzo 2012 alle 17:21

    andrebbe n’attimo definito il nostro concetto di kitch….

    è tutto li credo. Si.

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