Requiem per incastri. Parole sconnesse, scoscese, scomposte.

Di giorni ambrati e di cubi di rubik che non si finiscono mai.

Acqua di sale.

Che si potesse amare anche senza amore lo dicevamo sempre. Scuotevamo la testa e appoggiavamo le labbra su tazze calde di tisane profumate. Mi raccontavi di melodie arrangiate e pentagrammi ripetuti. E di scuse. Scuse come centrotavala sul perchè le cose della vita ti interessassero sempre così poco. E io ascoltavo. Ascoltavo bambina con il vapore nel naso e un senso di vertigine nel basso ventre. Guardavo le tue mani muoversi e immaginavo sempre di prenderle e mettermele addosso. Rubarle alle giustificazioni, al bianco e nero dei tasti, per sentirle sui fianchi e allontanarle dispettosa. Per gioco. E per verità.

Ma poi? Poi ci sono accenti che pesano più di milioni di cose dette e di tutte quelle mai ascoltate. Il suono di una parola, il significato che stringe e non puoi barattare. Non credo che una risata racconti sempre di una felicità. E non credo che un silenzio sia solo cose che non si vogliono dire.

(Quella volta, per dire,

 in quel biglietto giallo della spesa c’era infinitamente di più che un cavolo bio e carote viviverde.

Si.  C’era un pianto piccolo finito a spallucce arrotondate, un sapore dolce di cannella in bocca e

il tuo nuovo odore ad alleggerire sapiente nodi bagnati. Legati.

Cuoio ben stretto da asciugare al sole. E che peccato quel giorno, però, piovesse.

Tutto.)

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9 risposte a “Acqua di sale.

  1. parolesenzasuono 6 marzo 2012 alle 17:21

    il coraggio delle mani sul corpo, lasciandosi indagare e scrutare

  2. nina 6 marzo 2012 alle 17:21

    quando anche vergognandosi magari, un po’, ci si sente a proprio agio.
    Il curioso imbarazzo del nuovo.

  3. parolesenzasuono 7 marzo 2012 alle 17:21

    (nina, scusa, mi scrivi una mail in privato?
    ho l’abitudine di cancellare le corrispondenze e sono rimasto senza il tuo indirizzo…
    mi perdoni?)

  4. ninA 7 marzo 2012 alle 17:21

    Basta tu vada nella mail del blog. Come si fa a perdere un indirizzo mail?
    Orsù. Oibò.

  5. parolesenzasuono 7 marzo 2012 alle 17:21

    mi definisco una “capra” a livello tecnologico-internet

    ecco come si fa…

    se mi scrivi uan mail posso agganciarmi ad essa e risponderti

    apperbacco!

  6. mitedora 12 marzo 2012 alle 17:21

    Vedo due ombre al passato che animano un presente da esse ancora determinato. Ci sento tutta la fragilità e la consistenza di una scena, “ la scena “, tra due anime in contrasto fortemente attratte da sottili similitudini. Sottili forze che poi, sono quelle che uniscono fortemente due persone. O, un evento,o, una importante scintilla del quando della vita. Un tentativo di verità, o, un bisogno di trasformare in verità. In questo testo pesa tutto il significante e non il significato. Sai, quei meravigliosi testi letti con voce piana, lenta, senza tono, perché le parole sono già una parete ben affrescata, che parla da sé. ? Ecco. Io sento che qui è così.

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