Requiem per incastri. Parole sconnesse, scoscese, scomposte.

Di giorni ambrati e di cubi di rubik che non si finiscono mai.

Le mie mani sporhe.

Ho rattoppato finestre rotte e smerigliato diligente vetri pesanti. Io sapevo che mi spiavi e tu sapevi benissimo di cosa avessi relamente bisogno. Allora perchè? Erano piaghe quelle che avevo sulle mani, piaghe sporche e intossicate dal senso del “mai”. Quel mai puntiglioso che io non ho voluto capire. E anche ora, anzi no, proprio ora, si, io vorrei averlo gridato chiarissimo quel M-A-I, scandito forte e chiaro come uno spelling di rivincite in fila! Ma no..però..non funziona così, insomma, non si abbinano i mai ai sempre con la stessa scioltezza con cui si mescolava l’estate alle corse sudate sul vialetto di martignano. E allora tu cosa cazzo le hai mischiate a fare quelle carte li?? io ammetterai sono stata onesta, ho da subito mostrato i palmi aperti e ti ho detto che “mica sono capace di giocare alle carte io” no , io le ho sempre odiate le carte, e i giochi da tavolo, e le sere sospese a fare minuscoli pezzettini di carta con i tovagliolini del rive gauche, mentre il tavolo scricchiolava e l’indianino voleva vendermi per 5 euro il mood del momento. No..è che eravamo sbilanciati io e tu.., e quando la cameriera ci poggiava davanti il vassoio con sopra zakapa e cioccolata il mio piede fermava il bilico e con le mani restavo li, immmobile, pronta a parare quel che cadeva, sempre. Attenta. E tu rimanevi li, a guardare giù, dove si fermava il resto che mancavo e che non spendevi mai. Non lo so sai. Di quel tempo sciocco in cui avrei solo mostrato i denti ora ne vorrei un po’. Un tempo di denti bianchissimi e forti di cui farsi vanto e da cui stare lontani. Un tempo sciocco in cui io avrei partorito certezze cieche come micetti appena nati e tu ne avresti fatto nascondigli per occhi bassi e mani saccenti. Un tempo piccolo e grande, bambino e guerriero con la convinzione di esserlo senza macchia o lividi dolenti. Un tempo ingordo dove tutto si aveva e niente si restituiva, dove le giornate scandivano ore diacroniche e i minuti risucchiavano odori mischiati al sole ma asciugati poco. E no, non mi manca quel tempo li. Ma l’idea banale di poterlo avere ancora con quello che oggi ho aggiunto e sottratto.

Ho perso strade certe e non ritrovo i pezzettini di pane che mi ero lasciata dietro. Forse li hai mangiati. O forse chissà, li ho nascosti talmente bene nel buio di quei “mai” che adesso dimentico il ritorno come si dimenticano i ricordi da ricordare.

(corse dinoccolate alla ricerca ingenua di sensibilità altre. Questo vedo intorno. Questo mi fa tenerezza.

“non ti mischiare”, avresti detto.

Vaffanculo,  avrei risposto.

Ma con la coda dell’occhio, poi, piano, avrei rivisto il tutto e aggiunto opportuni separè.

La verità è che sono abituata ad arrivare prima. E non perchè vinca.

Ma perchè ho imparato come si portano le sconfitte. Raschiando con umiltà, poi, la terra da sotto le unghie.

 L’ho imparato senza barare. E di questo ti ringrazio)

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20 risposte a “Le mie mani sporhe.

  1. creepylaanan 1 aprile 2012 alle 17:21

    non so bene come commentare.
    però mi è piaciuto, sai?

    • ninA 1 aprile 2012 alle 17:21

      hassì??
      bè, sono contenta quindi 🙂 e tranquilla, capita spesso qui..
      che lo so che non si capisce una mazza a volte, cioè, spesso. Si..

      • creepylaanan 1 aprile 2012 alle 17:21

        nemmeno io sono troppo chiara.
        talvolta non si scrive per raccontare una storia ma per creare un’immagine.
        come un’opera d’arte contemporanea, non è è importante capire esattamente cosa volesse dirci l’artista, lui stessa spesso non è interessato a dare un messaggio chiaro, quello che conta è che smuova quelcosa nello stomaco, quasiasi cosa sia. cagotto compreso 😉

  2. ninA 1 aprile 2012 alle 17:21

    si, esatto. Io scrivo perchè ho quella roba li nello stomaco, nella testa..nelle ossa. Me la sento dentro e…allora vado, scrivo, parlo con me, mi spiego mi dico…non lo faccio mai qui pensando di poter far capire..o destare interesse. E questo non per disinteressi negli altri..ma solo perchè l’urgenza del momento è così. Come se stessi nella tana qui..non so…forse mi sono capita da sola. è. Però..Se poi c’è chi coglie qualcosa ne sono ben felice. 🙂 Ecco.
    Epperò il cagotto no!!!
    ahahaha
    😉 ma si dai..va benissimo anche cagotto e affini.

    • creepylaanan 2 aprile 2012 alle 17:21

      certo che anch’io oggi in fatto disgrafia ci ho dato dentro parecchio, eh ^_*
      alla fin fine, noi qui che non parliamo di politica, arti varie, sesso e cucina, siam tutti a scrivere per urgenza, una specie di autoterapia

      • ninA 2 aprile 2012 alle 17:21

        èh..ma io a disgrafia viaggio a livelli piuttosto importanti..ma poi ti abitui e se scrivo tutto bene poi c’è sempre chi me lo fa notare 🙂

        esattissimo!!! siamo della categoria “per urgenza” anzi ..no…. “autoterapia d’urgenza” ..che pare na roba medica..che poi infatti anche. Solo alle volte mi domando se non si peggiori..cioè tipo intripparsi sulle cose, fare giravolte ingarbugliatisse fra i pensieri…rifarle, tornare indietro.
        io per dire a giudicare dai post mi sa che mi aggravo, ecco.

      • creepylaanan 2 aprile 2012 alle 17:21

        talvolta serve scriverle le cose per comprenderle davvero, per vedere quanto possiamo essere patetiche, illunimate o semplicemente vive.

  3. jungle 1 aprile 2012 alle 17:21

    ci sono tempi che sono reali solo perchè concretamente li viviamo ma..
    capita che in quei momenti, che possono essere minuti, che possono essere giorni, ma a volte anche anni o una vita..
    poi ci si scopra averli vissuti in maniera meno reale di quanto non si abbia fatto nella più assurda delle fantasie.
    I denti bianchi da mostrare mi fanno pensare a un animale impaurito, che mostra la cosa più forte e lucente che ha per nascondere il pelo diritto sulla schiena e il cuore veloce.

    “La verità è che sono abituata ad arrivare prima. E non perchè vinca.Ma perchè ho imparato come si portano le sconfitte. Raschiando con umiltà, poi, la terra da sotto le unghie. L’ho imparato senza barare. E di questo ti ringrazio”.
    E’ molto vera questa cosa, e io credo di averla capita. ninA con la A maiuscola..
    😉

  4. ninA 1 aprile 2012 alle 17:21

    j. posso chiamarti j?? ecco..
    sul fatto della realtà..della fantasia..delle robe vissute..non vissute..boh..cioè, si hai ragionissimo..però se ci penso oggi mi sparo in fronte e non posso che tra poco esco.
    I denti bianchi per frtua lo ho anche ora..ma sicuramente non li mostro come prima (che poi no so..ma forse era incoscienza, e mica disinvoltura il modo in cui li mostravo..) e non sono forti come prima..no, al momento devo essere sincera prorpio no. Però. Il cuore va sempre veloce e sempre ci vuole andare. Che se poi me viè il fiatone me fermo. Al limite.
    E quella cosa li…bè….non so se è molto vera in generale..per me lo è moltissimo. Non ho bisogno di barare..questo è. Perdente o vincente io sono questa qua..e ho le mani sporche, perchè tutti le abbiamo..e di nasconderle me ne frego..
    pulirle si, ma con onestà e cura. Io questo mi propongo..di trattarmi con onestà e cura.
    Ci provo..ecco.

  5. lameteora 2 aprile 2012 alle 17:21

    mai e sempre, verso l’infinito, sono la stessa cosa.

  6. parolesenzasuono 2 aprile 2012 alle 17:21

    non si potrà mai tornare indietro

    tanto vale guardare avanti, almeno

  7. mitedora 5 aprile 2012 alle 17:21

    Il titolo sartriano è già un piccolo, prezioso prologo esistenziale. Il testo è un rendiconto interiore intenso e, gradualmente incisivo. Un monologo di scrittura ben piazzata nei due piani, l’io che si apre in ogni sfumatura d’umore e un “tu “ ( che dovrebbe ascoltare ) e, che ne dovrebbe assorbire i tuoi lucidi deliri, la rabbia, la coscienza che man mano diventa forza e capacità di crescita. Le metafore che districhi ( meravigliosi quadri visivi ) hanno la potenza della liricità poetica, il suo mistero e nel contempo rasentano una lucidità feroce. I “ palmi aperti “non sono solo una dichiarazione di disponibilità, di naturale innocenza, sono anche un progetto di vita, un bisogno di autenticità. E tu lo gridi, lo riconfermi, lo ridetermini come un progetto che qualcuno ( il tu, a cui ti rivolgi ) ha calpestato. Come la tua avversione al gioco delle carte, ossia al mescolar le carte, una prestidigitazione che non ti appartiene. Il ricordo è rivisitare e rifare propri i momenti che ci hanno strutturato e, anche, messo in crisi. Il tu a cui ti rivolgi è nitido come un contrasto luce_ombra. È esattamente il tuo opposto. E la tua rabbia, qui, è salvifica. Giusto atto dovuto a te stessa. L’immagine dei denti bianchissimi, dei micetti e tutto il resto fanno di questo testo una realtà preziosa, che mi commuove molto. Scrivi monologhi a dir poco meravigliosi, ossia dove la meraviglia del lettore è magnetizzata e capace di riconoscere tratti del proprio vissuto che tu hai espresso anche per lui. Le ultime righe sono geniali pezzi teatrali, in movimento, “ Ma con la coda dell’occhio, poi, piano, avrei rivisto il tutto e aggiunto opportuni separé. La verità è che sono abituata ad arrivare prima. E non perchè vinca..”. Implosioni ed esplosioni, un saluto come tuono prima che si chiuda il sipario, prima che il quotidiano si riprenda la tua voce, ma, mutata. Come mutato e positivamente trasformato rimane lo spettatore che applaude silenzioso. Come me.

    • ninA 7 aprile 2012 alle 17:21

      cosa mai potrei aggiungere ora?
      sembra tu sappia e riconosca e conosca e veda e legga e accolga…
      in un iptetico spettacolo uno spettatore silenzioso e “sapiente” come te restituirebbe a qualunque drammaturgo, teatrante di strada..il senso di quel dono che è la costruzione di una trama rappresentata. E la su realizzazione. Commovente. Commossa.

      Dora, grazie. Per l’intenzione, la tensione…e la compassione nel suo senso reale…di partecipazione, comunione intima e difficilissima. Possibilità di condivisione dell’entusiamo più puro. Autentico.

      • creepylaanan 9 aprile 2012 alle 17:21

        ecco e io che scrivo solo stupidaggini, mi sento un po’ inutile.
        forse dovrei provare anch’io a fare una critica seria una volta, oh ninA se mi impegno posso anche esserne capace 😉

  8. ninA 10 aprile 2012 alle 17:21

    e che non lo so creepy.
    ma infatti sto aspettà.
    😉
    Ma l’hai letti i miei da te?? cioè, ecco, scusa infatti. è che sono quella cazzona li io la maggior parte delle volte. Il resto è intimità appoggiata. nascosta. 🙂

    • creepylaanan 10 aprile 2012 alle 17:21

      si ninA ho letto.
      sai cosa penso? che abbiamo una superficie parecchio ruvida, poi a volte scriviamo robe che boh, sono lì ma non lo sappiamo finché non vengono scritte. magari vale solo per me, in fondo mica lo so come sei 😉

  9. ninA 10 aprile 2012 alle 17:21

    si però creepy per dire che quel “hai letto i miei messaggi” si riferiva in generale a quel che ti lascio da te..nno in particolare agli utlimi o all’ultimo che sennò davvero uno pare più bruciato di quel che è. “leggi i miei commenti!! creepy leggi i miei commenti!!!” 🙂
    no, hai ragione tu no lo sai come sono ..però te lo dico io..e mi associo alla questione della superficie ruvida..e si, dentro è una roba a volte completamente diversa..

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