Requiem per incastri. Parole sconnesse, scoscese, scomposte.

Di giorni ambrati e di cubi di rubik che non si finiscono mai.

Il titolo lo metto domani. Domani è un altro giorno. La dieta la comincio domani. Perchè domani si fa credito. Domani si vedrà.

Voglio mettere un segnale di divieto sul cuore e sbattere forte gli occhi. Non so, forse per cambiare scenario o forse solo per farli lacrimare. Dice che poi tutti i pezzettini di troppo vengono sputati fuori. Allora alzerei le braccia come per farmi tirare su da qualcuno seduto più in alto e soffierei fortissimo come quando si soffiavano i soffioni da piccoli, quando tutte i piumini correvano via e il sole accecava “gajardo e tosto”.

Voglio cacciare tutto lo sporco e buttare vie le sbavature. Indossare il vestito da pirata della quarta elementare e inforcare il vuoto, ingurgitare felicità e dimenticare di mettere la mano davanti alla bocca quando sbadiglio. Arrangiarmi come posso e contare monetine. Cantare mentre stendo “Happiness ia a warm gun” e ripetermi all’infinito che la canto da dio. Odorare la buccia dei mandarini e leccare il sugo con la faccia nel piatto. Sentire il cuore che batte e assicurarmi che sia tutto in ordine, nel disordine. Guardare ancora ridere papà e appoggiare la mia testa sulle sue gambe dentro pantaloni di velluto anni 70. Trovare al mattino gli occhi azzurri della nonna e stringere il dito indice di mia sorella.

Sono una donna con desideri da bambina. Mani piccole e giorni faticosi da arrampicare in salita con il fiato tirato. Dovrò fare dei conti e dovrò farli precisi. Senza errori. Concentrarmi sulla colonnina dei più e passare diligentemente ma senza esagerare a quella dei meno. L’indulgenza con se stessi andrebbe sempre praticata. Una sorta di morbido mantra da ripetere con garbo e perseveranza. Allora indosserò le mie ballerine preferite i pantaloni sixty e una margherita grande nel taschino della giacca. Metterò lo smalto che adoro e lascerò cadere dietro di me piccoli sassolini arrotondati e mandorle fresche. Mi legherò in alto i capelli e mangerò delle patatine in busta facendole appiccicare al palato, lasciandole sciogliere così, piano. Da piccola millantavo una particolare tecnica nel farlo. Come il rotolino con la lingua, la verticale al mare e l’acqua saponata per le bolle di sapone. Penserò al bordo dei tramezzini nani e a quanti sono in grado di mangiarne. Alla pasta fatta in casa a natale e ai capelli-labirinto di mia madre. Immaginerò di attraversare Abbey Road e arrivare dove so. Salire la Rambla e guardare in giù da ground zero. Correre nell’erba della Provenza e fumare quella di Johannesburg. Sorridere davanti alle scuole aperte di Kabul e piangere dietro a un muro a metà a Bagdad. Mangiare falafel bollenti e bere thè alla menta a Dahab. Galleggiare ad occhi chiusi nel mar morto e ballare malissimo il tango senza scarpe a Cordoba. Vomitare a Pankow e fare finta di essere negli annia sessanta a Cristiania. Meravigliarrmi del colore del Gange, alle sei, nel mese di dicembre. Perdermi una scarpa a Nizza e maledire l’acqua del rubinetto di Aquaba. Faticare in bici sulle salite San Francisco e riposarmi esausta a Marrakesch. Camminare all’indietro a Gerulasemme e respirare pianissimo, incantata, sul monte degli ulivi. Accarezzare le ciglia in un letto salentino e fare promesse che stringono. Festeggiare la libertà a Pristina e mangiare gamberi fritti a Dubrovnik. Prendere le botte e rompermi un piede mentre pacificamente manifestavo – in una città – italiana – nel 2001. Guardare le montagne dell’Arabia Saudita e non volere più tornare. Scrivere cartoline e poi mail sulle scale di Santorini. Perdere valige a Paros e non trovarle mai più. Accorgermi di non avere il passaporto alla frontiera austriaca e bere mate a Lima. Sbagliare treno a San Sebastian e ridere sensa sosta a Pamplona. Baciare il suolo del Suriname e piangere senza farmi vedere a Montparnasse. Perdermi al freddo in piazza Dam e ritrovarmi al caldo faticoso di Maputo. Benedire due braccia aperte alla stazione di Milano e sentrmi finalmente a casa davanti ai murales del villaggio globale tornando a Roma. Romamiabella. Sempre.

Penserò a tutti questi fotogrammi di vita. E a tanti altri. Al fatto che immagianrli, ora, è solo un dettaglio, stupido. Che un viaggio in un tubo rumoroso in fondo può essere solo un dettaglio. In una vita. Ditemi in bocca al lupo ninA, mandatemi un bacio rumoroso e ricordatemi di quando mi venne il singhiozzo all’esame di maturità, un’attacco di orticaria durante la mia sessione di laurea, una caduta di faccia mentre firmavo da testimone e il vuoto siderale mai colmato davanti a una platea. Ricordatemi che sono buffa, che secondo me ho il polpaccio troppo corto rispetto alla lunghezza della gamba, che detesto la frase”ci prendiamo un caffè” e che sono leale. Non baro. Mi si vince facile a me. Sono quella che si vede, non ho fondina e capienti cilindri. Non baro e quindi neanche stavolta lo farò. Andrò li con quel che ho. Patteggerò un “cambio”, forse, ma lo farò a mani aperte. Tanto con lei conviene armarsi solo di coraggio. Io ne ho, ma si accettano suggerimenti. Anzi, no. Accetto confetti. Alla mandorla ovviamente, da mangiare in silenzio a casa mia quando tutto questo in un modo o in un altro sarà finito. Ho sempre adorato i confetti alla mandorla. Una volta ne ho mangiati esattamente 27.

suerte!

Annunci

5 risposte a “Il titolo lo metto domani. Domani è un altro giorno. La dieta la comincio domani. Perchè domani si fa credito. Domani si vedrà.

  1. creepylaanan 17 maggio 2012 alle 17:21

    il tubo rumoroso mi ricorda quando feci la risonanza magnetica.mah…
    e i confetti si, quelli classici, piacciono tanto anche a me e ad Asso.
    però ricorda il numero giusto è: 42 (questa è una citazione da veri nerd).
    non voglio fare un commento personale sul tuo essere così personale. non posso commentare credo, solamente: quanti posti ninA, quanta vita vissuta, pensa a quanti non possono dire lo stesso nelle loro piatte esistemze.
    (modalità ego smodato)

  2. bahameen 17 maggio 2012 alle 17:21

    tesora mia coraggio e forza sono le due parole che sempre mi accompagnano e che ti concedo volentieri privandomi e rafforzando le tue.
    Inizio a comprare i confetti perchè presto so che ci vedremo, noi due…i confetti solo alle mandorle, perchè anch’io mangio solo quelli…Laurea a novembre…ma verrò da quelle parti appena finisco gli esami…verrò perchè abbiamo tante cose da fare insieme….bacissimi amica mia

  3. mitedora 17 maggio 2012 alle 17:21

    letto e riLettissimo. anarchica Nina, o meglio, forte in questo urlo in cui / scrivi da Dio e Dio sa come Lui è / vedi e cerchi di deTerminare. Insomma, ho detto un cacchio di nulla, ma sento che ho capito tutto. Rispolvero il mio vestito da pirata. La sciabola e le caramelle le compriamo cammin facendo, sì?

  4. rideafa. 18 maggio 2012 alle 17:21

    suerte è un modo di dire bellissimo.

    ci è il sole arròma, oggi.
    è sempre un buon inizio, il sole.

    dice che ci sono momenti in cui sembra tutto strettissimo, chiuso a chiave, tutto è come in dispnea, tutto e dice che sono momenti che sembrano infiniti, ma non lo sono.
    dice che in un modo o nell’altro, anche se paiono scambiarsi segnali di arresto e di resa, gli atomi di ossegeno continuano a entrare e uscire. entrare e uscire.
    oggi ne trattengo un paio per te, ninA, e li metto dentro un barattolo che ti arriverà presto.

  5. lameteora 20 maggio 2012 alle 17:21

    se soltanto ti piovesse addosso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: