Requiem per incastri. Parole sconnesse, scoscese, scomposte.

Di giorni ambrati e di cubi di rubik che non si finiscono mai.

Archivi Mensili: settembre 2013

Amaranto e crema di mandorle.

Ok. Niente panico. Ormai l’hai fatto e quindi.

Pensare di aver detto no, o meglio si a una cosa e no ad un’altra che apparentemente, insomma, sulla scala delle cose che logicamente e salvificamente sono importanti, metterla in secondo piano rispetto ad una cazzata potrebbe sembrare di primissimo acchitto assurdo. Ebbeno lo è, si certo che lo è. Ma sono giorni di confessioni questi, di cazzate urlate in un pomeriggio qualunque in una piazza qualunque mentre il traffico produce una quantità spropositata di co2 e la gente bestemmia le sue verità suonando clacson e buttando pensieri. Qua e la. Quando gli altri mi camminano intorno e io li guardo affannata mentre apro il mio piccolo cuoricino malato in una danza/lotta fra quello che so di dovere e quello che non so se volere. Li sento tutti i miei battiti. Quelli giusti e quelli che no…non fanno bene. E non ci sono medicine per tutte le cose che fanno male. Per i mei battiti malati sembra le cure non facciano nulla..ma potrebbero mai, poi?

L’amore. Ah…che puttanata l’amore…così grande e pesante che a sentirne il vuoto la schiena si spezza e i polsi cedono e dolgono e non serve scavarsi dentro alla ricerca di forze che comunque lotterebbero ad armi impari. Cosa c’è di più semplice? Di così spiazzatamente semplice e per questo terribilmente diffcile?….
E’ proprio ora, nel mio tempo piccolo e sciocco di poesia zero e parole grezze che mi sembra che l’unica cosa veramente degna di nota sia l’amore..l’amore in genere. L’amore che mai capisco. L’amore per il mio amico che è divenatato papà alla seconda, per una madre che non vede assolutamente nulla di sua figlia, ma è madre con le sue difficoltà e i suoi tremori. Universo in continuo divenire in un confronto al buio spesso senza sottotitoli con quel che ha dato al mondo. E non è una contraddizione, no, non lo è davvero…perchè le verità convivono, e l’essenza delle cose non può essere mai qualcosa fatta di unicità. Il pensiero Unicista non mi ha mai convinto. In nulla.

E così l’amore. L’amore in genere. Ma la verità è che l’amore ci riempie di troppe insostenibili aspettative e nonostante tutti ne mastichiamo bene ogni singolo ingrediente e ne respiriamo la risultante come qualcosa cui per necessità aspirare e per desiderio ambire, io mi dico con un po di paracula indulgenza..che tanto l’amore non si fa mai sapere veramente. Anche quando a distanza ci sembra tutto chiaro e niente perso, anche quando vogliamo mettere le toppe e dirci che no, mica è tutto sbagliato…., e neanche quando siamo così schifosamente onesti con noi stessi da dirci a bassa voce, ma anche alta anche sbattendocelo in faccia che…abbiamo fatto un sacco di stronzate, che abbiamo sbagliato, che bisogna starci. Senza ma senza però e con una buona dose di “alla fine”.

Che è sempre diverso l’amore, e sempre uguale a quando uguale non è stato mai…

E ditemi chi, poi, non ha bisogno di amore. Io ne ho bisogno tanto. Sempre. Anche quando non ho poesia, come ora, e scrivo male e scrivo così, per ricordarmi che un tempo lo facevo per sentirmi libera e viva e che ora libera e viva mi ci sento solo se intuisco sulla pelle e nello stomaco dentro che qualcuno comprende un minimo, un minuscolo spietato minimo, che cosa significhi svegliarsi, adulti, e domandarsi perchè la cosa che più naturalmente dovrebbe accompagnarci d’improvviso ci sfugge, veloce, furba e così fiera da non voltarsi mai per spiegarcene il motivo. E quel dentro poi, quel dentro che vogliamo sempre nascondere o mistificare o proteggere così tanto da sembrare quasi ridicoli personaggi romantici in un romanzo di Goethe…bè, lasciamolo fluire…lasciamogli il tempo di respirare il fuori e vergognarsi al limite, o essere fiero o semplicemente, niente. Niente.

Ho cancellato le visite di Ottobre. Non salgo. Fino a gennaio non salirò..almeno da piani. “vediamo che succede” ha detto il barbuto. E vediamo che succede ha risposo Nina stringendosi il cuoricino e arricciandosi una ciocca di capelli come da piccina faceva in braccio a nonna Bice.

Ho paura. Ho paura e lo dico. Così, come ora, come quando si dice perchè dicendolo sembra tutto meno spavetoso, e gigante e meno idiota e serio e reale di quello che haimè è.

E per inciso io adoro Goethe. E Pazienza. Che non centrano nulla ma è così. Per fortuna che è così.

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non ho poesia ma solo qualche inflazionata parolaccia.

Niente da fare. Non ho poesia. In questo  momento di vita ho meno poesia di una fila nei corridoi periferici delle agenzie delle entrate. Sono solo incosciente. Stronzamente, spoeticamente incosciente. Spendo soldi che non ho, mangio cibi che mi sono stravietati dal dottore barbuto, pratico attività fisiche che nemmeno in cartolina a millemila kilometri di distanza e dormo x. X perchè in effetti la durata delle mie nottate diepnde dall’ora assurda in cui mi sveglio. In ritardo. Sudata, incazzata, con la coscienza sporca e appiccicata all’io di chi commette solo cose che non deve e che dimentica tutto il resto. Sono stanca. Stanca di fare la brava, di pendere le medicine, di fare le analisi, di “no grazie non posso” no sei gentile ma meglio di no” “no, davvero, magari un’altra volta”. Un’altra vola?? Ma quale altra volta?????? Quella di oggi se ne va, è scappata è persa!!!! Quella di oggi è già passato! E’ già infinitamente più vicina a una frase di rimpianti che a un singhiozzo di rimorsi! Sono stanca! Si. Stanca di abbozzare a me stessa e alle mie voglie. Sono stanca di dover non essere me stessa. Di imporre regole e noiosamente rispettarle. Stanca morta di dire no….voglio dire si cazzo!!! si!

Ma no. Non si può. Domani mi pentirò nuovamente e nuovamente chinerò la testa…mi guarderò nello specchio e mi aggiusterò la frangia. Uscirò di casa ascoltando let it be e domandandomi per la milionesima volta come cazzo sia possibile che non abbia mai visto un concerto dei Beatles. Leggerò il giornale sul tram e bestemmierò leggendo le dichiarazioni a denti stretti sulle armi chimiche che ho appena sentito all cnn. Poi arriverò al lavoro, saluterò la ragazza cortese alla reception e farò finta che tutto sia appposto. “Bene grazie e tu?” Percorrerò il corridoio che mi porta alla stanza a vetri guardando dritto davanti a me. Penserò che devo cambiare lo smalto dei piedi che mi fa vomitare il profumo al muschio e che odio gli uomini che si tolgono i peli. Entrerò e saluterò, diligente e scoglionata. Dichiarerò mestamente di essere dispiaciuta per il mio consueto ritardo. Quotidiano, cronico ritardo. Nessuno ci crederà e sarò la prima a non farlo. Butterò la borsa sulla tastiera del pc e mi sbragherò sulla poltroncina di pelle che S mi ha regalato l’anno scorso. Chiuderò gli occhi e finchè qualcosa di veramente urgente non mi strapperà le paorle dalla bocca non parlerò. Guarderò fuori e non parlerò. Penserò. Come sempre, costantemente penserò. Di quei pensieri densi e odorosi che a provare a spezzarli viene il fiato corto. Penserò Alle volte in cui credevo che niente mi avrebbe vinta ancora. Che alla fine dei giochi sono sempre stata io a chiudere le partite. Magari stanca, ammaccata, ferita ma in piedi. In piedi e mai voltata per tornare indietro. Penserò alle volte che prepotente ho abusato dei miei sorrisi e della parte minuscola di un ripostiglio per sentimenti di velluto da cui ognuno di loro prendeva vita. Penserò alla leggerezza di certe decisioni e alla pesantezza di troppe indecisioni. Penserò all’ultima volta che sono stata “sana”, ai sandali rotti alla stazione e ai piedi nudi mentre bevevo un frullato e ti aspettavo distratta. Mi raccontavi qualcosa su Ansel Adams.., io ti asocltavo anche se già sapevo il commento con cui avresti concluso il tutto.

Ho sempre saputo prima di te come avresti finito le frasi. E quanto ti faceva incazzare! Pardon….era così. Anche di questo giuro solennemente che sono pentita!! no…non è vero..di questo non lo sono affatto.

A me la lentezza nel parlare mette noia. Mi angoscia. Come la lentezza nel camminare, mangiare, leggere.

Quando non dovevo ricordare mille volte al giorno che “devo” riflettere alltrettante volte su quello che posso o non posso fare, la lentezza era qualcosa che capivo solo da lontano. Solo per poeticità di quel che non conosci. Per solidarietà con la curiosità di fantasticarci su.

E ditemi quel cazzo che vi pare ma a volte i proverbi sono davvero stronzi.