Requiem per incastri. Parole sconnesse, scoscese, scomposte.

Di giorni ambrati e di cubi di rubik che non si finiscono mai.

non ho poesia ma solo qualche inflazionata parolaccia.

Niente da fare. Non ho poesia. In questo  momento di vita ho meno poesia di una fila nei corridoi periferici delle agenzie delle entrate. Sono solo incosciente. Stronzamente, spoeticamente incosciente. Spendo soldi che non ho, mangio cibi che mi sono stravietati dal dottore barbuto, pratico attività fisiche che nemmeno in cartolina a millemila kilometri di distanza e dormo x. X perchè in effetti la durata delle mie nottate diepnde dall’ora assurda in cui mi sveglio. In ritardo. Sudata, incazzata, con la coscienza sporca e appiccicata all’io di chi commette solo cose che non deve e che dimentica tutto il resto. Sono stanca. Stanca di fare la brava, di pendere le medicine, di fare le analisi, di “no grazie non posso” no sei gentile ma meglio di no” “no, davvero, magari un’altra volta”. Un’altra vola?? Ma quale altra volta?????? Quella di oggi se ne va, è scappata è persa!!!! Quella di oggi è già passato! E’ già infinitamente più vicina a una frase di rimpianti che a un singhiozzo di rimorsi! Sono stanca! Si. Stanca di abbozzare a me stessa e alle mie voglie. Sono stanca di dover non essere me stessa. Di imporre regole e noiosamente rispettarle. Stanca morta di dire no….voglio dire si cazzo!!! si!

Ma no. Non si può. Domani mi pentirò nuovamente e nuovamente chinerò la testa…mi guarderò nello specchio e mi aggiusterò la frangia. Uscirò di casa ascoltando let it be e domandandomi per la milionesima volta come cazzo sia possibile che non abbia mai visto un concerto dei Beatles. Leggerò il giornale sul tram e bestemmierò leggendo le dichiarazioni a denti stretti sulle armi chimiche che ho appena sentito all cnn. Poi arriverò al lavoro, saluterò la ragazza cortese alla reception e farò finta che tutto sia appposto. “Bene grazie e tu?” Percorrerò il corridoio che mi porta alla stanza a vetri guardando dritto davanti a me. Penserò che devo cambiare lo smalto dei piedi che mi fa vomitare il profumo al muschio e che odio gli uomini che si tolgono i peli. Entrerò e saluterò, diligente e scoglionata. Dichiarerò mestamente di essere dispiaciuta per il mio consueto ritardo. Quotidiano, cronico ritardo. Nessuno ci crederà e sarò la prima a non farlo. Butterò la borsa sulla tastiera del pc e mi sbragherò sulla poltroncina di pelle che S mi ha regalato l’anno scorso. Chiuderò gli occhi e finchè qualcosa di veramente urgente non mi strapperà le paorle dalla bocca non parlerò. Guarderò fuori e non parlerò. Penserò. Come sempre, costantemente penserò. Di quei pensieri densi e odorosi che a provare a spezzarli viene il fiato corto. Penserò Alle volte in cui credevo che niente mi avrebbe vinta ancora. Che alla fine dei giochi sono sempre stata io a chiudere le partite. Magari stanca, ammaccata, ferita ma in piedi. In piedi e mai voltata per tornare indietro. Penserò alle volte che prepotente ho abusato dei miei sorrisi e della parte minuscola di un ripostiglio per sentimenti di velluto da cui ognuno di loro prendeva vita. Penserò alla leggerezza di certe decisioni e alla pesantezza di troppe indecisioni. Penserò all’ultima volta che sono stata “sana”, ai sandali rotti alla stazione e ai piedi nudi mentre bevevo un frullato e ti aspettavo distratta. Mi raccontavi qualcosa su Ansel Adams.., io ti asocltavo anche se già sapevo il commento con cui avresti concluso il tutto.

Ho sempre saputo prima di te come avresti finito le frasi. E quanto ti faceva incazzare! Pardon….era così. Anche di questo giuro solennemente che sono pentita!! no…non è vero..di questo non lo sono affatto.

A me la lentezza nel parlare mette noia. Mi angoscia. Come la lentezza nel camminare, mangiare, leggere.

Quando non dovevo ricordare mille volte al giorno che “devo” riflettere alltrettante volte su quello che posso o non posso fare, la lentezza era qualcosa che capivo solo da lontano. Solo per poeticità di quel che non conosci. Per solidarietà con la curiosità di fantasticarci su.

E ditemi quel cazzo che vi pare ma a volte i proverbi sono davvero stronzi.

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2 risposte a “non ho poesia ma solo qualche inflazionata parolaccia.

  1. rideafa. 11 settembre 2013 alle 17:21

    ma anche la poèsia, nina, è sopravvalutata come ideale.non so se si capisce quello che voglio dire ma delle volte la poèsia, per me, coincide colle viscere e le viscere non è che tu le immagini, t immagini nina, e immediatamente le accosti all’ideale di poèsia che però anche quello è un pò indotto, come se pure nel concetto di poesia ci fosse del normativo. dell’imposto, dell’autoimposto, dello stare seduti composti, e tutte quelle còse li.

    non so se si capisce quello che voglio dire,però io quando ti leggo mi si attorcigliano le viscere, come quando leggo Montale.

    allora, nina, non ce lo spieghiamo cosa è e cosa non è poesia, pure un algoritmo a me mi ci fa commuovere, ma io piango pure per il film Casper, che c’entra.

    nina, io ti abbraccio.

    • ninA 24 settembre 2013 alle 17:21

      sare, ti voglio del bene e ti metto nel taschino delle cose da tirare fuori quando li fuori non ci sono sorrisi amici e parole di marzapane.
      Che il marzapane ho scoperto mi piace un casino sare. e non lo avrei mica mai detto, considera.

      Casper è morbido vellutino..

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