Requiem per incastri. Parole sconnesse, scoscese, scomposte.

Di giorni ambrati e di cubi di rubik che non si finiscono mai.

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Amaranto e crema di mandorle.

Ok. Niente panico. Ormai l’hai fatto e quindi.

Pensare di aver detto no, o meglio si a una cosa e no ad un’altra che apparentemente, insomma, sulla scala delle cose che logicamente e salvificamente sono importanti, metterla in secondo piano rispetto ad una cazzata potrebbe sembrare di primissimo acchitto assurdo. Ebbeno lo è, si certo che lo è. Ma sono giorni di confessioni questi, di cazzate urlate in un pomeriggio qualunque in una piazza qualunque mentre il traffico produce una quantità spropositata di co2 e la gente bestemmia le sue verità suonando clacson e buttando pensieri. Qua e la. Quando gli altri mi camminano intorno e io li guardo affannata mentre apro il mio piccolo cuoricino malato in una danza/lotta fra quello che so di dovere e quello che non so se volere. Li sento tutti i miei battiti. Quelli giusti e quelli che no…non fanno bene. E non ci sono medicine per tutte le cose che fanno male. Per i mei battiti malati sembra le cure non facciano nulla..ma potrebbero mai, poi?

L’amore. Ah…che puttanata l’amore…così grande e pesante che a sentirne il vuoto la schiena si spezza e i polsi cedono e dolgono e non serve scavarsi dentro alla ricerca di forze che comunque lotterebbero ad armi impari. Cosa c’è di più semplice? Di così spiazzatamente semplice e per questo terribilmente diffcile?….
E’ proprio ora, nel mio tempo piccolo e sciocco di poesia zero e parole grezze che mi sembra che l’unica cosa veramente degna di nota sia l’amore..l’amore in genere. L’amore che mai capisco. L’amore per il mio amico che è divenatato papà alla seconda, per una madre che non vede assolutamente nulla di sua figlia, ma è madre con le sue difficoltà e i suoi tremori. Universo in continuo divenire in un confronto al buio spesso senza sottotitoli con quel che ha dato al mondo. E non è una contraddizione, no, non lo è davvero…perchè le verità convivono, e l’essenza delle cose non può essere mai qualcosa fatta di unicità. Il pensiero Unicista non mi ha mai convinto. In nulla.

E così l’amore. L’amore in genere. Ma la verità è che l’amore ci riempie di troppe insostenibili aspettative e nonostante tutti ne mastichiamo bene ogni singolo ingrediente e ne respiriamo la risultante come qualcosa cui per necessità aspirare e per desiderio ambire, io mi dico con un po di paracula indulgenza..che tanto l’amore non si fa mai sapere veramente. Anche quando a distanza ci sembra tutto chiaro e niente perso, anche quando vogliamo mettere le toppe e dirci che no, mica è tutto sbagliato…., e neanche quando siamo così schifosamente onesti con noi stessi da dirci a bassa voce, ma anche alta anche sbattendocelo in faccia che…abbiamo fatto un sacco di stronzate, che abbiamo sbagliato, che bisogna starci. Senza ma senza però e con una buona dose di “alla fine”.

Che è sempre diverso l’amore, e sempre uguale a quando uguale non è stato mai…

E ditemi chi, poi, non ha bisogno di amore. Io ne ho bisogno tanto. Sempre. Anche quando non ho poesia, come ora, e scrivo male e scrivo così, per ricordarmi che un tempo lo facevo per sentirmi libera e viva e che ora libera e viva mi ci sento solo se intuisco sulla pelle e nello stomaco dentro che qualcuno comprende un minimo, un minuscolo spietato minimo, che cosa significhi svegliarsi, adulti, e domandarsi perchè la cosa che più naturalmente dovrebbe accompagnarci d’improvviso ci sfugge, veloce, furba e così fiera da non voltarsi mai per spiegarcene il motivo. E quel dentro poi, quel dentro che vogliamo sempre nascondere o mistificare o proteggere così tanto da sembrare quasi ridicoli personaggi romantici in un romanzo di Goethe…bè, lasciamolo fluire…lasciamogli il tempo di respirare il fuori e vergognarsi al limite, o essere fiero o semplicemente, niente. Niente.

Ho cancellato le visite di Ottobre. Non salgo. Fino a gennaio non salirò..almeno da piani. “vediamo che succede” ha detto il barbuto. E vediamo che succede ha risposo Nina stringendosi il cuoricino e arricciandosi una ciocca di capelli come da piccina faceva in braccio a nonna Bice.

Ho paura. Ho paura e lo dico. Così, come ora, come quando si dice perchè dicendolo sembra tutto meno spavetoso, e gigante e meno idiota e serio e reale di quello che haimè è.

E per inciso io adoro Goethe. E Pazienza. Che non centrano nulla ma è così. Per fortuna che è così.

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D.

(Distratta) Oggi mentre camminavo per Milano ho pensato che in fondo quella città mi è più amica di quanto Romamiabella non faccia da tempo. Ho guardato le persone nella metro e nessuna mi sembrava ostile. la giornalaia mi ha addirittura domandato se avessi poi trovato via mose bianchi 71. E allora ho vagato e vagato ancora, stordita dalle parole di quel dottore sempre un po’ strano e dal suo imbarazzato modo di fare nei mei riguardi. Oggi però mentre mi asciugava i piedi ho notatao un fare gentile e un infantile garbo color pastello. Non che ormai queste piccolezze mi tocchino, forse però un po mi indicano, da lontano, almeno un po’. Poco ma.., un po’.

(Disfuggita) Ti ho aspettato ancora, sai? L’ho fatto come una stronza credendo che da un momento all’altro un viso familiare mi avrebbe sorriso e ammansito come un tempo. Poi però ho voltato l’angolo, il cielo si è aperto e la vescica ditero al piede faceva un tantino meno male. In treno ho dormito, sognando, a tratti, quando alla stazione mi venivi incontro spalancando solo le braccia senza dire una parola. “Ma cazzo ma dimmela una cosa!!”. Dovevo per forza dire una parolaccia; chissà, il turpiloquio credo mi doni in fondo. E’ roba mia. Sebbene sappia non sia roba di cui farne un vanto.

(Dimaleinpeggio) Milano sushi e coca, davvero molto poco. Troppo poco. In questo periodo secco e gualcito, squattrinato e poco incantato, carico di discorsi per pochi intimi e corse faccia al muro. Milano sushi e coca poco. Pochissimo. Niente.

(Dituttounpo) Milano dove ogni volta vado e spero in un risultato migliore. Piccolo, insignificante ma “risultato”.

(Ditempichefurono) Così penso ai compiti delle vacanze, al terrazzo con le pistrelle arancioni, ai ragnetti rossi spiaccicati vicino ai vasi, alla pizza bollente, alle susine a bordo piscina ai “ninaaaaaa è pronto sali!!”,  a mia madre abbronzata e odorosa di casa all’angolo assolato di quel pezzo di felicità al secondo piano di quella che era la mia tana di bambina. Adolescente. Ragazza adulta, scontrosa e incazzata con tutti ma in fondo solo troppo delicata e fragile per presentarsi a mani vuoti davanti allo specchio dei conti fatti.

(Digiorniandati) Quando ho aperto la porta di casa ho rimescolato tutto il fiato tirato della giornata. Dalla sveglia non sentita delle 7 al treno perso, a quello ripagato, alla Milano sotto la pioggia, sotto il sole, davanti al barbuto silenzioso, per le strade piene di parole, nella metro sudata, seduta sul treno a sonnecchiare, nei pensieri spauriti alla ricerca di un “non te”.

(Digiorniamari) Ho mangiato troppo e pianto troppo poco. Perchè a pensare che ti sia bastata una scusa qualunque per non volermi vedere, ancora non so come e dove abbia trovato la deleteria sfrontataggine di non piangere.

(Digiornivinti) Ciao Nina, a volte i ritorni fanno bene. A volte no. A volte invece non fanno nulla. Semplicememente, mettono il segno. Uno.

(Digiornisoprattuttovinti) Io intanto scaldo l’acqua. Che le tisane, a me, piacciono bollenti anche d’estate.

Ri-ordini.

Che poi a doversela inventare una felicità forse c’è anche più gusto.
Solo poi bisogna crederci. All’invenzione e all’inventore.

Di modalità inespresse e di supermercati dove non vendono i sentimenti. (da supercose, perdire, il reparto bio non ha le zuppe di legumi e le gallette di mais sono quelle alte, spesse, che sembrano polistirolo sparso la mattina di natale)

Servirebbero cartoni d’amore a lunga conservazione.

Aritmie.

Che poi a suo modo, sapeve essere onesta, insomma le cose le diceva, chiare, tonde o quadrate che fossero, erano li, pronte quando servivano e schive quando era giusto mancassero. Eppure, c’erano sempre tanti eppure quando si trattava di lui. Lui che le sfuggiva da sempre e le mancava da mai, lui che le toglieva l’aria quando c’era “troppo” ma che le imbruniva i se qualora mancasse veramente.
Come vincere qualcosa che non si schiera mai su di un campo di battaglia?? come far incastrare le pedine dove devono se lo scacchiere è colmo e vissuto di mosse già giocate e azione mai capite?..
Che la vita non è una scacchiera.. e i colpi di scena si pagano cari senza uscite maestose che ne senteziino il finale.